Dott. Andrea Valentini, Fisioterapista

PROTESI DI SPALLA, A COSA SERVE?

Inizialmente utilizzata solo per le grandi fratture, con gli anni la sostituzione dell’articolazione della spalla ha fatto notevoli passi avanti. Una volta che fisioterapia, riabilitazione, trattamenti di natura conservativa, non sono risultati efficaci, l’intervento alla spalla può risultare un valido alleato nel recupero della funzionalità e del dolore.

QUANDO VALUTARE LA PROTESI DI SPALLA
Ecco le situazioni nelle quali può rendersi necessario un intervento di protesi di spalla:

  • artrosi: comporta la graduale riduzione delle cartilagini di rivestimento e scomparsa dello spazio articolare tra omero e scapola.
  • osteofiti: talvolta formati con l’avanzare degli anni, altre volte  favoriti  da danni precedenti, come lussazioni o traumi continui alla spalla.
  • necrosi della testa dell’omero
  • degenerazione della testa dell’omero
  • malattie reumatiche e psoriasi
  • artrite post-traumatica
  •  esiti di fratture mal consolidate, con deformazione dell’articolazione.
  • artropatia da lesione inveterata di cuffia 

QUANDO E’ INDISPENSABILE LA PROTESI ALLA SPALLA

Le linee guida per l’impianto di una protesi sono principalmente due :

  1. dolore intenso, non risolvibile in maniera alternativa con fisioterapia e trattamento conservativo.
  2.  perdita importante dei movimenti della spalla, dove il soggetto non è più in grado di svolgere le sue attività quotidiane.

Se per esempio l’articolazione, anche se tendente alla degenerazione o alla perdita di massa muscolare o resistenza muscolo-tendinea, è comunque in grado di sorreggere sforzi importanti e permettere i movimenti sul piano globale, allora molto probabilmente, non sarà il caso di ricorrere alla protesi.

CHE TIPO DI PROTESI E’ NECESSARIA PER ME? 

Le protesi moderne sono numerose e permettono di essere impiantate per risolvere diversi tipi di degenerazione e deformazione. Ecco le tipologie:

  • Protesi totale di spalla: la più frequente e utilizzata, con o senza cemento, sostituisce la spalla in toto.
  • Endoprotesi: sostituzione della testa omerale, con una emi-artroplastica, nel caso in cui la testa omerale sia degenerata del tutto.
  • Emi encefalica: sostituisce il tetto della testa dell’omero nel caso in cui parte della testa e del collo omerale siano ancora intatte e non a rischio.
  • Protesi Inversa

CHE COS’E’ LA PROTESI INVERSA?

Un altro modello di protesi totale ancora poco conosciuto ma che si è andato affermando negli anni più recenti è la cosiddetta protesi inversa. Rispetto alla normale anatomia della spalla questa protesi viene montata all’inverso. Alla scapola viene fissata una componente convessa, semisferica, mentre la superficie concava si trova sul versante dell’omero: fisiologicamente la testa dell’omero è convessa (a sfera) mentre il versante articolare della scapola è concavo per accogliere la testa in sede.

QUANDO S’IMPIANTA LA PROTESI INVERSA DI SPALLA

Questo tipo di protesi è indicato nei casi in cui:

  • la funzione della cuffia dei rotatori è compromessa, per lesione massiva irreparabile, o in pazienti non più giovani, che presentano pertanto, una articolazione talmente degenerata da far pensare che in pochi anni andrà incontro a necrosi o danni di elevata entità,
  • nei casi di fallimento di altri impianti protesici e lussazioni pluri-frammentarie
  • Inoltre, la protesi inversa permette di recuperare un soddisfacente movimento attivo, laddove le altre tipologie di protesi non fossero in grado di riparare al danno avvenuto.

Il requisito indispensabile per questo tipo di intervento è l’integrità della fisiologia e della funzionalità del muscolo deltoide. Infatti, in una prima fase sarà proprio questo il muscolo portante della struttura articolare della spalla operata, diminuendo così le forze sulla glenoide e riducendone i rischi. Questa protesi inversa si basa la sua funzione su due concetti principali:

  • abbassare la testa dell’omero
  • fissare e porre medialmente il centro di rotazione della glenoide

Affinché ciò sia possibile tramite gli esami diagnostici (risonanza in primo luogo, ecografia, radiografia e computerizzazione pre-intervento), viene virtualmente valutato il tipo d’intervento necessario dietro elaborazione del paziente stesso, in modo da valutare con precisione eventuali criticità riscontrabili in corso di intervento chirurgico.

COSA FARE DOPO L’INTERVENTO DI PROTESI INVERSA

Seguire con totale precisione le indicazioni del chirurgo e del fisioterapista sono alla base di un ottimo recupero alla funzione della spalla.
In una prima fase il braccio verrà sostenuto con un tutore ortopedico per circa 2-3 settimane. Il braccio inizialmente potrà presentare tumefazioni, arrossamenti e un indebolimento complessivo da considerarsi normale esito dell’intervento. Questo tipo di problematiche è momentaneo, e con la fisioterapia ci sarà una graduale ripresa funzionale e fisiologica della spalla, del gomito e della mano. Eventualmente, si potrà eseguire il linfodrenaggio se si verifica un edema importante nel post- chirurgico. Il percorso di riabilitazione prevede:

  • Dopo circa un mese dall’intervento, si introduce l’idrochinesiterapia (riabilitazione in acqua a 33/34°) per iniziare il recupero attivo
  • Succesivamente, a 90gg dall’intervento, si può proseguire con esercizi di rinforzo e propriocettivi.

La riabilitazione può durare dai 6 ai 12 mesi.

Se tutto viene effettuato secondo i parametri sanitari, come numerosi studi confermano, la riabilitazione post-intervento è positiva nel 90-95% dei casi di intervento. Un numero importante, indice della sicurezza e della praticità di questo tipo d’intervento.

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