Dott. Ignazio Borghesi – Specialista in Neurochirurgia

La mimica facciale è un elemento essenziale della comunicazione e quando viene modificata da contrazione involontarie e continue dei muscoli della faccia deforma l’espressività del volto con imbarazzo e disagio nel soggetto affetto.

CHE COS’E’ LO SPASMO FACCIALE ?

E’una patologia “benigna” caratterizzata da ripetute scosse delle palpebre o dei muscoli della bocca che con il tempo peggiorano per intensità e frequenza. Si stima ne soffrano 11 persone su 100.000 e il picco di incidenza si registra tra i 50 e 60 anni con una leggera prevalenza nel sesso femminile.

DA COSA DIPENDE LA CONTRAZIONE SPASMODICA DEI MUSCOLI DELLA FACCIA ?

Nella grande maggioranza dei casi il disturbo è dovuto a un vaso arterioso nella parte posteriore del cervello, dove si trova a pulsare, a contatto del nervo facciale (ossia il nervo che attiva i muscoli del viso). Questa condizione patologica è detta “conflitto neuro-vascolare” , infatti l’azione meccanica del vaso che pulsa sopra il nervo ne determina l’attivazione patologica ed involontaria.

ALTRE CAUSE POSSIBILI DELLO SPASMO FACCIALE

La compressione sul nervo facciale può derivare da un tumore, da malformazioni artero-venose, un’ischemia di una piccola parte del cervello ovvero alla sclerosi multipla.

QUALI SONO I SINTOMI ?

I segni e sintomi dell’emispasmo facciale sono rappresentati da contrazioni involontarie di uno o più muscoli innervati dal VII nervo cranico (nervo facciale). Solitamente la contrazione inizia a livello palpebrale per poi diffondersi ai muscoli della bocca e ad altri muscoli facciali. I sintomi possono insorgere senza un particolare evento scatenante anche se alcuni stati emotivi come l’ansia, lo stress ed alcune attività come la lettura, possono facilitare l’insorgenza dei sintomi.

LA DIAGNOSI

La diagnosi per tale patologia si basa su un’accurata raccolta della storia clinica del malato, un esame obiettivo neurologico ed indagini radiologiche. L’indagine strumentale più importante è la Risonanza Magnetica dell’encefalo ad alto campo con particolari sequenze come la tecnica cisternografica (sequenza CISS o FIESTA) che permette di andare a studiare con grande accuratezza la zona di emergenza dei nervi cranici.

LA TERAPIA

L’iniezione selettiva di tossina botulinica costituisce la forma di trattamento più diffusa. Il limite di questo trattamento è che ha un effetto temporaneo (presto o tardi lo spasmo ritorna) e non è risolutiva poiché non mira a risolvere la causa scatenante bensì a bloccare i muscoli dal nervo ipereccitato. Il trattamento chirurgico noto come “decompressione microvascolare” è la terapia con i migliori risultati. L’intervento consiste nel risolvere il conflitto neurovascolare allontanando stabilmente il vaso che confligge con il nervo facciale interponendo un frammento di muscolo o materiale inerte come il Teflon. Il risultato clinico è la risoluzione dello spasmo dell’emivolto che spesso avviene subito dopo la procedura, ma a volte può richiedere qualche settimana. Nella nostra esperienza (sarà presentata al prossimo Congresso della Società Mondiale di Neurochirurgia a Pechino in Settembre) la completa risoluzione viene raggiunta nell’85 % dei casi.

In conclusione, il trattamento chirurgico dello spasmo dell’emivolto è da considerarsi come l’unico metodo curativo, in quanto mira a risolvere la causa della malattia. Benché vi sia una percentuale di rischio legata alla procedura, il trattamento chirurgico affidato ad un’equipe esperta garantisce una elevata percentuale di successo. * Coordinatore U.O. di Neurochirurgia Maria Cecilia Hospital S.p

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